LA FONDAZIONE

La Tipografia Portoghese, fondata da Gaetano e Francesco Portoghese, viene allestita nel 1893 nel Convento di Sant’Antonio dei Frati Conventuali, a ridosso della Porta per Matera. Il Convento, acquisito al patrimonio comunale in seguito alla soppressione degli ordini  regolari sancita dallo Stato Unitario, ospitava dal 1872 una  Scuola Speciale di  Agricoltura e un Convitto per la Formazione di Agricoltori e Fattori.
La Tipografia occupava l’ampio locale a pianterreno con accesso dall'attuale via Ottavio Serena. Con la trasformazione nel 1902 della Scuola Speciale di Agricoltura in Orfanotrofio Simone Viti Maino e Scuola Elementare di Arti e Mestieri, l'ingresso alla Tipografia sarà trasferito su via Scipione Ronchetti, nella disposizione che si è mantenuta sino ad oggi. La sua collocazione in un edificio comunale, adibito ad una indispensabile opera assistenziale, ne ha connotato nel tempo la funzione sociale: presso la Tipografia Portoghese gli ospiti dell'Orfanotrofio venivano avviati al lavoro e svolgevano il tirocinio.  Molti di loro, infatti, intraprenderanno l'attività tipografica.
Per tutto il Novecento la gestione della Tipografia si tramanderà all'interno della famiglia Portoghese, per discendenza diretta. Ai fratelli Gaetano e Francesco (1891-1924)  ed in seguito alla morte di Gaetano, a Francesco (1925-1949), succederà Filippo (1950- 1979) e Nicola (1979 a tutt'oggi).
La Tipografia Portoghese, la prima fondata ad Altamura, sarà uno strumento formidabile per la comunicazione a mezzo stampa e contribuirà a vivacizzare la vita politica e culturale cittadina. Manifesti, locandine, ordinanze, annunci commerciali, culturali, civili e religiosi, rendiconti economici, periodici, fogli satirici, libri stampati in Tipografia e conservati nell'Archivio Biblioteca Museo Civico e  nell'Archivio Comunale di Altamura, e in parte affissi alle pareti dello stabilimento tipografico, consentono oggi di ricostruire il clima culturale, il dibattito politico, l'attività amministrativa e la storia della città lungo tutto il Novecento.
Per decenni il Municipio di Altamura e la Banca Mutua Popolare Cooperativa (nota come Banca di Sant'Antonio) saranno i principali committenti della Tipografia Portoghese e l’interruzione di questo intenso sodalizio ha determinato il suo progressivo declino commerciale e la chiusura dell’attività avvenuta nel luglio 2006. […]


IL PATRIMONIO

Oltre alle macchine a moderna tecnologia collocabili cronologicamente dagli anni trenta alla fine degli anni ottanta del novecento, sono efficienti due rare macchine piano-cilindriche Koënig  & Bauer: una piano-cilindrica di fine ottocento formato 70/90 distribuita da Norberto Arbizzoni Monza; una piano-cilindrica datata 1904, formato 50/70 distribuita da Urania Milano, numero di serie 1622; un tagliacarte di fine ottocento con pressino a mano e luce di taglio 64 Karl Krause Leipzig, numero di serie 78758, distribuito dalla Berger & Wirth di Firenze; una foratrice a pettine distribuita dalla Casa della Stampa di Bari; una dorsatrice; una macchina per la stampa a rilievo chimico ed un trapano per forature del primo novecento.
Notevole risulta la dotazione e il pregio dei caratteri mobili in legno con corpo da 5 a 50 righe; dei caratteri in piombo e di tipo romano, gotico, inglese e liberty con corpo da 6 a 48 righe; di marginature in legno, piombo e alluminio; di filetti e rigature in ottone; di fregi e clichès accumulatisi in 110 anni di ininterrotta attività.  […]


UN MUSEO/LABORATORIO

La Tipografia Portoghese è un significativo gioiello di archeologia industriale e la sua trasformazione in un Museo/Laboratorio, attivo e vivo dove si continua a lavorare ed a produrre ad alta specializzazione artigianale, risulterebbe un unicum a livello regionale.
L’acquisizione della Tipografia Portoghese al patrimonio collettivo è il primo passo per la ridefinizione della identità territoriale mediante una rete i cui nodi scandiscano i momenti significativi della storia dell’Alta Murgia.

(tratto da: Pasquale Sardone, La Tipografia Portoghese: un patrimonio di archeologia industriale da salvare, in Bollettino ABMC, «Altamura», 45, 2004)


 


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